Sperimentazione animale: sì del Governo all'ordine del giorno di Scelta Civica

Sulla sperimentazione animale il Governo ha approvato l'ordine del giorno di Scelta Civica. Prima firmataria la scienziata, parlamentare di Scelta Civica, Ilaria Capua.

Per SCELTA CIVICA é importante tutelare il benessere gli animali e, nel contempo, permettere ai ricercatori italiani di esprimere il loro potenziale nella  ricerca scientifica che può dare nuove risposte alle grandi tematiche di sanità pubblica. Questa la decisa posizione dell'ordine del giorno sulla sperimentazione animale sottoscritto da tutti i parlamentari di Scelta Civica e approvato dal Governo…

Scelta Civica ha impegnato pertanto il Governo a seguire le prescrizioni che discendono dalle direttive europee, ribadendo nei fatti l'impegno per un'Italia all'avanguardia nella ricerca scientifica, che sviluppi e scommetta sulle proprie capacita, sulle proprie competenze e sulle  proprie eccellenze.

Così si è espressa Ilaria Capua, prima firmataria dell’ordine del giorno approvato dall’Esecutivo. “Sono orgogliosa di aver condotto questa battaglia in nome dei ricercatori italiani. La mia professionalità specifica in questo settore mi ha permesso di rappresentare la posizione del mondo della ricerca, troppo spesso dimenticata”.

 

Questo il testo dell’ordine del giorno approvato dal Governo.

AC 1326/A - ORDINE DEL GIORNO

La Camera,

premesso che:

la sperimentazione animale è un passaggio obbligato nella ricerca biomedica. Nonostante la ricerca scientifica sia sempre più rivolta alla promozione di metodi sostitutivi all’impiego di animali, ad oggi non è possibile ancora farne a meno. L'attuale disciplina interna in materia di protezione degli animali utilizzati a fini scientifici è posta dal D.Lgs. 116/1992, recante attuazione della direttiva 86/609/CEE in materia di protezione degli animali utilizzati a fini sperimentali o ad altri fini scientifici, nonché dall'art. 1 della legge 924/1931. La normativa è stata aggiornata mediante la direttiva 2010/63/UE, oggetto di recepimento;

 il Senato della Repubblica ha approvato, nell’ambito della Legge di delegazione europea 2013 (AS 587) un emendamento (all’articolo 13) che introduce alcune norme condivisibili volte ad orientare la ricerca all’impiego di metodi alternativi  ed alcuni divieti discutibili che riguardano alcune metodologie sperimentali che risultano essere essenziali per la competitività della ricerca biomedica italiana. La principale conseguenza causata dai divieti introdotti, attraverso gli emendamenti approvati in Senato e riguardanti la sperimentazione animale potrebbe essere quella di diminuire l'apporto dei ricercatori italiani allo sviluppo delle conoscenze biologiche e mediche, dato che rischieremo di essere il solo Paese ad aver introdotto regole così restrittive. Infatti, ben 15 Paesi europei hanno accettato in modo integrale la Direttiva. Un secondo rischio sarebbe  l'impossibilità di partecipare ai bandi di ricerca europea non potendo utilizzare la sperimentazione animale come possono fare i ricercatori dei Paesi con cui siamo in competizione per ottenere i fondi europei;

i punti critici, nel dettaglio interessano l’articolo 13, nello specifico, nel paragrafo 1 punto d) riguardante l’anestesia. Molti esperimenti non richiedono anestesia, mentre la norma nella sua formulazione attuale farebbe pensare alla necessità, ad esempio, di anestetizzare gli animali per fare qualunque manipolazione che provochi dolore, senza specificarne il grado. Ne conseguirebbe che, anche per fare una iniezione oppure per realizzare studi sul comportamento, andrebbe praticata l’anestesia contro ogni buon senso;

inoltre, per ciò che concerne la norma sugli xenotrapianti e ricerca sulle  sostanze d’abuso, oggi la maggioranza delle ricerche sui tumori si basa su eterotrapianti: si trapiantano sottocute piccoli frammenti di tumore umano in topi che sono geneticamente privi di risposte immunitarie. In questo modo si può studiare la crescita del tumore, la sua vascolarizzazione, la sua disseminazione, la formazione di metastasi. Inoltre solo in questo modo si può studiare come agiscono i farmaci in una situazione complessa come quella di un organismo vivente. Questo tipo di xenotrapianto è oggi la base della ricerca antitumorale e rappresenta una tecnica essenziale verso l'obiettivo di realizzare terapie personalizzate. Questa tecnica non può essere sostituita da altre tecnologie, come ad esempio le colture cellulari in vitro che vengono utilizzate in via preliminare, ma non possono permettere di studiare come ad esempio un farmaco venga assorbito, distribuito, metabolizzato ed eliminato in un organismo vivente;

in maniera analoga e sempre alla lettera f) dell’articolo 13, per ciò che concerne la norma sulla sperimentazione su sostanze d'abuso, non è chiaro per quale ragione questo tipo di ricerche debba essere vietata in Italia, quando è noto che decine di milioni di cittadini italiani abusano di sostanze legali o illecite. A parere dei firmatari del presente atto si assisterebbe all’impossibilità di poter studiare gli effetti tossici particolarmente delle nuove droghe che ogni giorno entrano nel mercato clandestino. Nello specifico, sarebbe impossibile indagare gli effetti dannosi sul sistema nervoso centrale. Non si potrebbero studiare trattamenti che contrastino la comparsa di dipendenza, che attenuino i sintomi dell'astinenza, che antagonizzino gli effetti tossici a livello cardiaco e di altri organi;

 

sono necessarie, per questi studi, varie specie animali per cercare di cogliere il più possibile lo spettro di effetti delle droghe e dei farmaci di abuso. Non esistono altre tecnologie che possano sostituire gli animali. Le colture in vitro di cellule neuronali possono essere certamente utili per studi preliminari, ma non possono rappresentare i miliardi di connessioni che esistono in un cervello funzionante;

 

il paragrafo 2 del  medesimo articolo 13, specifica che il Governo è tenuto a rispettare gli obblighi che derivano da legislazioni o farmacopee europee o internazionali e quindi potrebbe creare dubbi interpretativi con il paragrafo precedente, ed inoltre l’articolo 2 della Direttiva  oggetto di recepimento ribadisce l’obbligo di non introdurre nella disciplina nazionale misure più rigorose di quelle previste dalla stessa direttiva. Le misure nazionali con livello di protezione più elevato, rispetto a quelle delle direttiva, possono essere mantenute, purché vigenti al 9 novembre2010. Intal caso, gli Stati membri interessati avrebbero dovuto informare la Commissione della loro vigenza, entro il 1° gennaio 2013;

non esistono oggi metodi alternativi per svolgere attività di ricerca su argomenti così centrali per la salute pubblica come lo studio dei tumori e degli effetti delle sostanze d’abuso, e che tali sperimentazioni vengono comunque effettuate da personale altamente qualificato, nel totale rispetto del benessere animale,

impegna il Governo

ad attenersi, in sede di applicazione dei principi e criteri direttivi di cui al comma 1, dell’articolo 13, del disegno di legge in esame, alla disposizione di cui al comma 2 del medesimo articolo 13, ovvero all’obbligo di conformarsi alla normativa europea come previsto dalla direttiva in via di recepimento.

 

Prima firmataria: ILARIA CAPUA (Scelta Civica)