I ricercatori indipendenti

Nonostante il recente annuncio di un piano di 250 milioni di euro per la ricerca (con destinazione principale le imprese), e l’urgenza, indicata dal neo ministro Giannini, di non farci scappare i fondi (decine di miliardi) europei, non si può dire che il settore goda in Italia di un ottimo stato di salute. E’ consuetudine parlare di fuga di cervelli all’estero, con riferimento a chi, pur con adeguata preparazione e comprovata esperienza, si vede costretto ad emigrare per potere svolgere la sua professione. Quindi, niente brain exchange, stante la scarsa attrattività del nostro paese per gli scienziati stranieri, ma solo brain drain con il rischio elevato che diventi un brain waste (spreco di cervelli), una sottoutilizzazione di dimensioni abnormi di un capitale umano che non ha nemmeno più la valvola di sfogo delle migrazioni.

Paladina dei temi della ricerca, che è il mio settore di attività da sempre, ho presentato una proposta di legge come proponente e firmataria (AC 1962) che reca “Disposizioni per la valorizzazione della ricerca indipendente”.

Con questo provvedimento mi propongo di valorizzare la figura di quei ricercatori che ottengono fondi su base concorrenziale da soggetti pubblici e privati italiani, dell'Unione europea e internazionali, a seguito della presentazione di progetti di ricerca ben definiti. Un tipo di finanziamento, questo, particolarmente virtuoso, perché premia il merito e aiuta a finanziare la ricerca, sopperendo alla contrazione del contributo statale.

Questi ricercatori, che lavorano spesso in cordate internazionali, si trovano in difficoltà nel trovare un ente che li accolga, nonostante siano di fatto finanziariamente indipendenti, visto che hanno acquisito il loro budget operativo in bandi concorrenziali. La mia proposta di legge, nei 6 articoli che la compongono, oltre a definire il ricercatore indipendente, prevede per la categoria una serie di agevolazioni fiscali oltre a norme meno rigide, in materia di gestione del finanziamento così da permettere al ricercatore di poter gestire il budget in maniera più snella, per esempio scegliendosi direttamente i collaboratori, in linea con le norme europee. La proposta intende creare le condizioni migliori per rendere più competitivi i migliori ricercatori italiani anche in vista  della strategia europea Orizzonte 2020, oltre a creare le condizioni per avviare il processo di internazionalizzazione  dei gruppi di ricerca.

 

Mi auguro sinceramente che la mia proposta venga sottoscritta da un numero elevato di  parlamentari in modo bipartisan, in modo che possa essere accelerato il suo percorso nelle commissioni e in aula. La ricerca, non bisogna mai scordarlo, è essenziale per il rilancio del Paese, oltre ad essere uno strumento che crea posti di lavoro. Rendere la vita più facile ai cervelli che vogliono rimanere in Italia sono convinta che sia un dovere di tutti i parlamentari – a prescindere dall’orientamento politico.